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Catturare il lettore: la sfida

a cura di Antonella Di Moia

Per capire l’importanza di uno schema e della conseguente strategia in rapporto a esso, è opportuno chiarire i rapporti fra autore e lettore. È infatti dall’efficacia di questo tipo di relazione dipende la buona riuscita di un’opera.

Se lo scrittore finisce per concentrarsi troppo a fondo sui meccanismi della narrazione e non sufficientemente sul processo critico della lettura, tutto il lavoro sarà vanificato. Non si può sperare di essere dei buoni scrittori se non si mette in conto il processo che mette in relazione autore e lettore.

Un testo narrativo esige un destinatario, dovesse trattarsi anche solo di un lettore. Come disse John Steinbeck “Il vostro pubblico in realtà è formato da un unico lettore: ho scoperto che a volte è molto utile individuare una persona – un solo interlocutore, reale o immaginario – e scrivere solo per quell’unica persona.”

Non bisogna mai, in nessun caso considerare il proprio pubblico come un osservatore passivo al quale non spetta alcuna parte attiva nella narrazione. Ciò che voi scrivete è un’esperienza comune condivisa da entrambi mediante la lettura. Il vostro lettore quindi vuole essere coinvolto attivamente quando si immerge nella vostra storia, come se fosse chiamato in causa per risolvere l’enigma, o, in generale, problemi in essa raccontati.

Ognuno di noi quando sceglie di fare qualcosa ha una motivazione per farla, nel caso del lettore ci troviamo di fronte alla scelta di leggere il nostro romanzo, e di conseguenza, all’avere delle aspettative. In nessun caso troverete un lettore che subisce la storia felice.

A tal proposito desidero sottolineare che il motivo per cui i generi a base suspence sono tra i più di successo, risiede proprio nel fatto che al loro interno vige una sfida più accentuata tra autore e lettore.

Quando si inizia a scrivere un racconto o un romanzo bisogna sempre tenere sulle spine il lettore: lasciategli una serie di indizi da seguire, delle tracce che lo costringano a riflettere e a domandarsi in quale direzione vi state muovendo. Non permettete mai che possa intuire le risposte, ma fate in modo che non siano nemmeno troppo complicate e che possa venirne a capo: il contrario di ciò da un lato può essere considerato giocare sporco, dall’altro vi espone al rischio di uno sviluppo poco credibile. Non c’è infatti nulla di peggio che disattendere le aspettative di chi vi legge.

Come regolarsi dunque? Fondamentalmente bisogna fornire gli indizi sufficienti per giungere alla soluzione, ognuno dei quali va inserito a regola d’arte nella trama della vicenda. Nessuno di questi indizi deve essere mai sfacciatamente palese. Tuttavia, nel giungere al finale, e riconsiderando ciò che si è letto, si deve poter confutare come l’evoluzione del romanzo fosse facilmente individuabile.

Si tratta di tracce chiare, poste davanti agli occhi del lettore per tutta la durata della storia, ma che acquisiscono significato e possibilità interpretativa soltanto con la chiave di lettura che si apre nel finale.

Qualsiasi vera storia a base di suspense lascia degli indizi che permettano al lettore, purché sia in grado di interpretarli correttamente, di trovare la giusta soluzione. Ralph Waldo Emerson (1800-1882) osservò una volta che “è un buon lettore che fa un buon libro”.

Un altro stratagemma da aggiungere al concetto di mistero è il brivido della caccia, che è sicuramente uno degli schemi più stimolanti che si possano adottare nella costruzione narrativa. Solitamente prevede due interpreti il lettore (o cacciatore) e lo scrittore (o preda). Luogo di svolgimento: il testo della storia.

Qual è l’obiettivo “dell’atteggiamento caccia”? Semplicemente di raggiungere la preda che si insegue, e in questo caso specifico, si intende il tentativo da parte del lettore di avere la meglio sull’autore, indovinando, sulla base dell’interpretazione personale degli indizi a disposizione, quale sarà l’esito della storia.

Il lettore deve essere considerato infatti un avversario insolito: da un lato egli cerca in ogni modo di indovinare le vostre intenzioni, ma dall’altro, indipendentemente dall’impegno profuso, desidera ardentemente sbagliarsi.

la ricerca dell’equilibrio con tre possibilità

  • Il lettore troppo distanziato. L’autore si trova sempre in una posizione estremamente vantaggiosa, poiché conosce ogni dettaglio della storia. Se non darà al lettore i giusti indizi sarà colpevole di averlo distanziato troppo per vincere facile.
  • Indizi troppo ovvi. In questo caso il lettore è messo nella condizione di avere troppi indizi e quindi di proporgli una storia in cui il finale sarà prevedibile già dalle prime pagine. È ovvio quindi che lo porterete ad annoiarsi e ad abbandonare la caccia.
  • Tracce visibili ma ambigue L’autore costruisce una storia in grado di mantenere il lettore in una posizione di costante incertezza, ma al tempo stesso non si sottrae mai alla vista: ecco questa è la caccia perfetta. Il piacere della lettura è legato in questo caso a un cambiamento inaspettato della trama del tutto plausibile e tale da stimolare positivamente il lettore: proprio nel momento in cui questi era già convinto di indovinare la mossa successiva, accade qualcosa di completamente diverso che sconvolge le sue ipotesi e lo costringe ad elaborarne di nuove. Bisogna quindi fare in modo che le tracce siano sempre ambigue: devono suggerire determinate soluzioni ma non devono mai definirla con certezza. Quindi, signori, scegliete bene i vostri indizi.