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Trama: schema sì, schema no, schema boh? (Seconda parte)

Ci eravamo lasciati, con la prima parte di questo articolo, adducendo che il modo migliore di lavorare a uno scritto è nell’essere flessibili. Ma come trovare un equilibrio flessibile per la bozza mentale o scritta del nostro scritto?

Vi lascio uno schema che evidenzia 5 tappe di percorso.

Da dove inizia la storia?

Partire dall’inizio. Il fatto che possa sembrarvi ovvio è soltanto apparenza. Difatti ho scritto: “Da dove inizia la storia?” Non, partite dall’inizio. L’incipit non è solo la prima pagina che si scrive, ma anche la vostra idea di dove deve arrivare la storia.

Qual è il percorso?

Per avere un’idea dell’intreccio della vostra storia dovete conoscere il finale; gran parte del lavoro dello scrittore sta nella connessione tra l’inizio e la fine di uno scritto; senza quest’ultima infatti è veramente complesso tracciare un percorso intermedio. Ovviamente potrebbe accadere che l’inizio spinga fino al climax e che il finale non c’entri nulla, ma non è questo il punto. Ciò che conta è avere un’idea precisa del punto di partenza e di conseguenza di dove si vuole arrivare: è il primo passo verso la definizione di una strategia. Quindi fissate l’obiettivo.

Tappe intermedie ne abbiamo?

Il finale di uno scritto è un obiettivo a lungo termine, è quindi consigliabile stabilire dei checkpoint, che non sono altro che le singole unità drammatiche dell’opera, – indipendentemente dal fatto che si tratti delle parti di una sceneggiatura, degli atti di un’opera teatrale o dei capitoli di un romanzo.

La struttura drammatica si compone di una serie collegata di scene o sequenze che si combinano per creare i blocchi più vasti (atti o capitoli), che a loro volta si combinano per dare vita all’intera opera. Una scena, ossia la più piccola unità drammatica, in realtà non è molto diversa nella struttura da un capitolo o da un atto, che, a loro volta, non sono diversi dalla trama nel suo complesso. Ognuna di queste unità presenta un inizio un centro e una fine. Questo significa che si può impiegare la medesima strategia per ognuna delle varie unità drammatiche di uno scritto.

Se avete scelto un finale adeguato per quel determinato capitolo, un finale coerente con tutta la narrazione e, al contempo, efficace dal punto di vista drammatico, arriverete davvero a quel punto. Viceversa, se avete scelto un finale debole, rischierete di allontanarvi dall’idea iniziale man mano che la storia si dipana seguendo il suo filo logico.

Se vi sentite trascinati lontano dal obiettivo originario, non temete. Lasciatevi trasportare dalla corrente, rilassatevi e lasciate che la storia si sviluppi da sola; presto capirete se La deviazione può offrirvi un risultato migliore o peggiore di quello sperato.

E i cambiamenti di direzione…?

Eccoci al punto dello scandalo! 🤣🔝 È in virtù dell’imprevedibilità di una trama che bisogna mettere a punto una strategia funzionale. È importante non scegliere quella da adottare in un determinato capitolo prima di aver scritto il capitolo precedente. Se preferite comunque organizzare la storia capitolo per capitolo, preparatevi ad affrontare le inevitabili situazioni che man mano si presenteranno. Potrebbe accadere che vi sia la necessità che cambiate la direzione scelta nel progetto originario, oppure di apportare variazioni di minor rilievo, senza modificare nella sostanza la struttura complessiva dell’opera. Una strategia valida ed efficace deve essere in grado di adeguarsi costantemente alle nuove condizioni che si presentano lungo il percorso. Flessibilità della storia quindi, di immaginazione e mentale.

Dov’è il traguardo?

Mai guardare indietro! Valutare continuamente tutto ciò che è stato scritto in precedenza, chiedendovi se quello che avete scritto sia degno di essere letto, non solo vi costerà tempo prezioso, ma vi distrarrà facendovi perdere attenzione e un sacco di energie. Il discorso è sottile, ma ben chiaro: un conto è soffermarsi per valutare di volta in volta l’evoluzione della storia, un altro è riempire la propria testa di dubbi e continuare a rileggere all’infinito i capitoli precedentemente scritti. Se mettete in atto la seconda ipotesi è facile che non andiate oltre un certo punto del libro. Una buona tattica invece quella di annotare le idee e possibili variazioni da apportare a quanto avete già scritto, cercando di mantenere l’attenzione su quanto deve ancora succedere.

Come già detto, il momento giusto per apportare le modifiche o addirittura per riscrivere un brano è senza dubbio quello che cade al termine della prima stesura, quando si cominciano ad avere le idee più chiare su quanto sia appena terminato di scrivere. La prima stesura non è che la tappa iniziale, quella che indica il cammino da seguire, ed è per questo che è così importante portarla a termine.

Spero che questo articolo possa esservi utile, a presto!