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La creatività (seconda parte)

a cura di Antonella Di Moia

Chiediamocelo di nuovo insieme: cos’è la creatività? Abbiamo già visto nel primo articolo a tema, le basi. Oggi invece desidero darvi dei parametri in più e maggiormente fruibili e personalizzabili.

Qui sotto troverete tutti gli schemi che ho creato appositamente per voi; tuttavia nessuno di essi preso a solo può farci comprendere la potenza mentale ed emotiva dell’atto creativo.

Quindi torniamo alla creatività. Genio? Intuito? Ingegno? Talento?

Partiamo dall’inizio. La creatività nasce dall’incontro tra i processi cognitivi ed emotivi di ognuno di noi.

  • LA FLUIDITÀ, la capacità di produrre abbondanti idee, senza limiti di adeguatezza, per risolvere un problema;
  • LA FLESSIBILITÀ, cioè la capacità di cambiare strategia ideativa, quindi di passare da una successione di idee ad un’altra, da uno schema a un altro;
  • L’ORIGINALITÀ, che consiste nella capacità di trovare risposte uniche, particolari e insolite;
  • L’ELABORAZIONE, ovvero il percorrere fino alla fine una strada ideativa con ricchezza di particolari collegati in maniera sensata tra di loro;
  • LA SENSIBILITÀ ai problemi, vale a dire il selezionare idee e organizzarle in forme nuove, capire cosa non va e cosa può essere perfezionato negli oggetti di uso comune.

Come potete vedere l’atto creativo ha molto a che fare con la personalità, le esperienze e le caratteristiche specifiche di ogni persona. Essa resta qualcosa di unico tanto quanto individuale. Detto ciò è consequenziale comprendere che il legame fra creatività ed emozioni è molto più articolato di quanto si possa immaginare. Alcune emozioni come la felicità e l’entusiasmo hanno un tono positivo, mentre altre come il dispiacere, la delusione, l’ira e la tristezza hanno un tono negativo. Mediante le evidenze neuropsicologiche si è scoperto che lo stato emotivo può essere attivante o de-attivante.

Che cosa ha a che fare questa statistica con il luogo comune per cui un essere umano più soffre e più produce a livello artistico? La statistica infatti ci dice che è la condizione di “tono positivo” a incentivare la creatività. In realtà nulla è catalogabile come potrebbe sembrare, e parlando della mente umana, niente è scontato e oggettivamente dimostrabile. Tuttavia è possibile affermare che una persona che immagazzini dispiaceri e riflessioni profonde, nel suo momento di spinta, è portato da una sorta di salvavita a mettere fuori le emozioni negative e a trasformarle in qualcosa di creativo, emozionante, esorcizzante per la sua psiche. È per questo che entriamo in una fase creativa molto ricca nel momento in cui abbiamo tanto da trasformare da negativo in positivo, o quantomeno, quando abbiamo tanto da gestire a livello di conscio e inconscio.

Detto questo spero di avervi reso più consapevoli del fatto che la creatività è una combinazione quasi chimica tra ciò che viviamo di buono o di cattivo e ciò che desideriamo e che invece non abbiamo, tra ciò che ignoriamo e quello che vogliamo conoscere.

Molto spesso la creatività si attiva con uno stimolo irrisorio o addirittura ridicolo creando interi mondi. Quando, al contrario, vi accorgerete che la vostra creatività è immobile come acqua stagnante, siate consapevoli che non state dando da mangiare alla vostra parte creativa, che così, non avendo mezzi, può solo restare ferma e risparmiare le forze.

LA CREATIVITÀ È UN MUSCOLO!!

Come vi ho già detto nell’articolo precedente, VIVETE. Viaggiate, provate nuove esperienze, studiate qualcosa di nuovo, cambiate il percorso con cui giungete al lavoro, mutate lo schema della vostra giornata e le vostre priorità, seguite il vostro istinto quando vi consiglia un libro o una mostra.

Per essere creatori di mondi, prospettive, idee, sfide… bisogna avere la materia prima: la BENZINA. Il carburante degli artisti sono le esperienze fisiche, emotive e cerebrali elaborate dal reale.

Spero di esservi stata utile. In questi articoli abbiamo parlato della creatività e di come incentivarla, dal prossimo parleremo degli strumenti che ci permettono di scrivere senza perdere tempo: Onenote e Bibisco. Voi che scrivete d’istinto non storcete il naso; valutate quanto è bello, invece, vivere un’istantanea alla volta della vostra storia, e senza avere il chiodo fisso sullo schema workinprogress.

Schema non è gabbia. Schema flessibile è libertà emozionale dalla prima bozza.

Vi abbraccio. Vostra Tempesta.