Sua maestà l’antagonista
a cura di Antonella Di Moia
Stamattina, verso le quattro e mezza, mi sono svegliata pensando quanto scrittura, coaching e psicologia siano intimamente “sconfinanti” tra loro. Seguendo un pensiero preciso, vi ho dato il buongiorno così:
In questi giorni ho un sacco di cose per la testa e sto affogando nello studio con la solita fame che mi contraddistingue. Lavoro? Sì, abbastanza. E questo fa arrivare sulla mia scrivania dei testi che richiedono approfondimento strategico. Parliamo dell’antagonista ad esempio. È solo un cattivo? È solo un’ombra che incombe sul lieto fine? No! Direte voi. L’antagonista è grigio: il bene e il male possono compenetrarsi.Permettete una domanda?Solo?Vado a scrivere l’articolo, ci leggiamo dopo😘Buongiorno scrittori ❤️

Perché? In un precedente articolo, “Antagonista e Antieroe“, vi ho lasciato dei parametri per fare chiarezza. Tuttavia vedo che questi “cattivi”, nei testi di aspiranti scrittori, non sono solo “mono-dimensionali”, ma spesso poco più di un omino di carta velina.
Anche no! Parliamone.
Il significato
Antagonista: agg. sost. maschile e femminile, “che si oppone, che esercita un’azione di contrasto. Particolarmente “tra due persone (perlopiù rappresentanti di una certa importanza), che si trovino in opposizione all’altra sul piano ideale o pratico; avversario, rivale; nel cinema: il principale protagonista negativo e oppositore dell’eroe e protagonista nel film. Dal latino tardo antagonista. Dal greco, antagonistes, der. di agonistes, “lottare, attore” prefisso anti.
X vs Y
Detto questo prendiamo l’assunto dell’opposizione ideale o pratica. Dovete dare alle parole il peso che hanno! La parte in neretto sottende che eroe e antagonista possano avere moventi opposti egualmente forti e vitali, oppure un obiettivo comune con diversa finalità.
Es: l’eroe vuole la principessa perché si è innamorato di lei (e dietro questo “motore” della storia tutta la sua costruzione narratologica); l’antagonista vuole la principessa per sé perché è l’ultima della stirpe che ha assassinato la sua (come vedere, questo motore è ugualmente forte).
Cosa notate? Due persone che con la stessa principessa vogliono fare due cose diverse. E basta?
La giusta contrapposizione
Quando create il vostro protagonista di solito tra le prime accortezze c’è la specificità, ossia deve essere in grado di affrontare la storia che avete in mente, ma non in modo “comodo”. Questo significa che alcune delle sue doti (non sto qui a snocciolare tutte le occorrenze/varianti narratologiche, mi interessa che capiate il punto) debbano essere latenti o non sviluppate. Perchè? Una trama normalmente parla di come, con grande difficoltà, il protagonista giunge a ciò che desidera. Creare qualcosa di diametralmente opposto consta del pericolo di scrivere un pezzo noioso per il lettore; d’altronde senza la brama per un obiettivo da raggiungere, la storia diventa un mero elenco della spesa.
Per l’antagonista vale lo stesso percorso. Tuttavia non è possibile trattare tutti gli antagonisti con lo stesso spazio dell’eroe. Perché? Dipende dalla percentualizzazione dello spazio narrativo, ossia dal fatto che il protagonista avrà sempre molta più scena rispetto al suo oppositore. Di conseguenza lo spazio che avete per curare l’antagonista, ammesso che quest’ultimo appaia con un suo spazio all’interno della storia, potrebbe essere esiguo e limitato a ciò che l’eroe vede dal suo punto di vista.
Quindi che si fa? Si rinuncia all’accuratezza? Anche no! Qualunque struttura narrativa può dare risalto all’antagonista con le dovute accortezze: degli indizi mirati e leali che permettano al lettore di farsi la propria idea al di là di ciò che pensa l’eroe, ad esempio. Quello che si ottiene utilizzando questo buonsenso narrativo è la giusta contrapposizione all’interno della trama tra i due avversari. Questo è il primo punto per non ottenere un antagonista monodimensionale.
I motivi
Come già accennato poco sopra, entrambi hanno dei motivi per stare all’interno della storia e si scontrano perché questi ultimi sono in contrapposizione. Affinché un antagonista non sia un quarto di carne morta da infilzare giusto per un proforma, è bene che i suoi motivi siano forti e validi quanto quelli dell’eroe. È possibile far avvenire ciò partendo dalla struttura narrativa scelta e ingegnandosi con tutti gli strumenti a disposizione. Ricordate che se la storia non ha un degno antagonista il primo a farne le spese è l’eroe che diventa farlocco quanto il suo rivale. E qui l’antagonista diventa bi-dimensionale
Il grigio
Quando motivi e contrapposizione sono strutturati e progettati come si deve, avviene la compenetrazione tra le forze che crea il grigio. Cosa significa? Entrambi, sia l’eroe che l’antagonista, hanno spessore e movente. Che cosa manca affinché si contrappongono in modo da annullarsi (quasi) a vicenda? Nel caso di un investigatore che insegue l’assassino, il protagonista si troverà a pensare come il “cattivo” pur di riuscire a catturarlo. Oppure immaginando una storia epica, l’eroe si troverà ad uccidere in guerra i cattivi e non ad essere considerato un malvagio per aver tolto delle vite per… giusta causa. Il fatto che entrambi i personaggi abbiano un comportamento simile per giungere al loro obiettivo comporta una riflessione inconscia da parte del lettore, che , nel seguire le vicende si rende conto che ha di fronte due figure che con azioni simili inseguono il proprio obiettivo.
Quindi a tutti gli effetti qual è la differenza tra antagonista ed eroe, visto che entrambi possono macchiarsi di assassini e di comportamenti riprovevoli?
L’approccio
La differenza sta nell’approccio. Facciamo un esempio pratico, riprendendo il precedente.
L’eroe vuole la principessa perché si è innamorato di lei; l’antagonista vuole la principessa per sé perché è l’ultima della stirpe che ha assassinato la sua.
Qual è il dettaglio che salta all’occhio immediatamente?
Vi faccio un altro esempio: ammettiamo che l’eroe e l’antagonista siano degli orfani i cui genitori sono stati uccisi dal Signore malvagio di un feudo. La reazione dell’eroe sarà andare a sconfiggere (non necessariamente uccidere) questo Signore in modo che non possa ledere nessun altro. L’antagonista per struttura caratteriale darà anch’esso la caccia al Signore ma per vendicare se stesso.
Conclusioni
Ci sono molteplici varianti dell’eroe e del protagonista, ciò di cui vi ho parlato in questo articolo è solo una parte rispetto alle varianti a disposizione di un autore.
Il mio obiettivo è quello di mostrarvi che queste due figure, eroe e antagonista, possono fare le stesse azioni pur mantenendo i loro ruoli grazie a una differenza di approccio. Se ci riflettete un attimo, persino gli assassini più psicotici constano di un fattore di base: la soddisfazione dei loro bisogni è al centro di tutto.
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