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La virgola: vademecum

a cura di Antonella Di Moia

Croce e delizia degli scrittori emergenti, spesso piuttosto che alleata, diventa una nemica per chi non la sa gestire. Vediamo in questo articolo qualche caratteristica utile per iniziare a valorizzare i vostri testi con questa “piccola selvaggia”, come uno dei miei allievi l’ha definita, esasperato.

A che cosa serve

Prima di tutto ripassiamo rapidamente perché “esiste”.

  • È necessaria per dare ritmo alla narrazione.
  • Serve per scrivere frasi chiare per il lettore.
  • Può diventare una valida alleata del vostro stile (vedi “Oceano Mare” di Baricco).

Usi della virgola

Come mio solito non infarcirò di chiacchiere questo articolo, ma di sostanza.

  • La virgola nell’enumerazione o serie. È quella che usate quando fate un elenco all’interno della narrazione di due o più elementi simili (nomi, aggettivi, proposizioni o complementi) senza una congiunzione che li colleghi. La funzione della virgola in questo caso è di “separazione” logica. Es: “Aveva comprato carne, verdure e latte.”

Come chiarito dall’esempio, mentre tra carne e verdure c’è solo la virgola, tra verdure e latte abbiamo la congiunzione “e” ad anticipare la chiusura dell’elenco.

  • Virgola evocativa. Separa il nome di una persona o un termine usato per richiamarla. Esempio: “Anna, vieni qui!”
  • La virgola nelle proposizioni e locuzioni incidentali. È obbligatoria qualora all’interno di una preposizione viene infilata una parola, una locuzione o un’intera proposizione. Questi inserimenti sono detti incidentali e si comportano come un concetto aggiunto tra parentesi, solo che in questo caso è “delimitato” da virgole all’inizio alla fine. Es: “Sono felice, credo, di averla rivista.” “Ero certo di ciò che stavo facendo, nonostante gli eventi mi remassero contro, ed ero deciso ad andare avanti.”

L’uso della doppia virgola in questi casi non è facoltativo: ometterla può generare ambiguità o alterare il significato. L’inciso, infatti, deve rimanere chiaramente separato dal resto della frase, proprio come una nota a margine che interrompe momentaneamente il flusso principale del pensiero per aggiungere una sfumatura che l’autore ritiene necessaria.

  • Virgola di Apposizione. Isola un nome o una proposizione a inizio frase che specifica o qualifica un altro nome. Es: “Luana, la nostra amica, è molto talentuosa.”
  • La virgola prima delle congiunzioni coordinanti avversative o conclusive. Un altro caso in cui la virgola è obbligatoria riguarda le congiunzioni coordinanti avversative e conclusive, come “ma, però, tuttavia, invece, dunque, quindi, anzi, poiché, infatti, nonostante, benché”. In questo caso la virgola serve a segnalare la discontinuità logica tra le due proposizioni. Es: “Gli voleva ancora bene, ma non era disposto a perdonarla.” “Era un buon affare, tuttavia aveva una percentuale di rischio alta.”

In questo caso la virgola introduce un cambiamento di “rotta” all’interno della frase stessa, difatti possiamo evincere che il “ma” indica un contrasto, il “tuttavia” una concessione, il “dunque” una conseguenza.

L’assenza della virgola in questo caso renderebbe il periodo confuso perché le proposizioni si fonderebbero senza soluzione di continuità.

  • Virgola nelle subordinate: Separa la proposizione principale da quella subordinata, come quelle relative, temporali o ipotetiche. Es: “L’Abruzzo, regione del centro Italia, ha un Parco Nazionale di tutto rispetto.”
  • La virgola dopo una subordinata che precede la reggente. Questo è un altro contesto in cui la virgola non è opinabile. Quando una subordinata precede la reggente, è necessario inserire una virgola per segnalare la pausa logica che separa i due nuclei del periodo. Es: “Se arriverai puntuale, passeremo più tempo insieme.” “Domani pioverà, l’escursione sarà certamente rimandata.”

in questo caso la virgola serve a distinguere la premessa (la subordinata) dalla conclusione (la reggente). Se le due parti fossero invertite, la virgola non sarebbe affatto necessaria: “Passeremo più tempo insieme se domani arriverai puntuale.” L’ordine delle proposizioni determina dunque la presenza del segno.

  • Virgola di tempo e luogo. Avete presente quando in alto a destra, nei vostri testi, definite il luogo e il tempo in cui avvengono i fatti? Bene, la virgola va usata così: “Viterbo, 10 ottobre 1990”
  • La virgola nei “cappelli” e nelle “code” di frase. Altro caso in cui la virgola è obbligatoria si verifica quando una parola o espressione introduce o conclude un periodo, svolgendo, appunto, la funzione di “cappello” o di “coda”. Es: “A mio avviso, stai sbagliando tutto.” “L’autostrada A14 è congestionata dal traffico, in entrambi i sensi.”

Nel primo caso abbiamo una introduzione al fulcro della frase, nel secondo abbiamo una specificazione che riguarda, appunto, il fulcro della frase.

Spero che grazie a questo piccolo vademecum abbiate compreso che la virgola non è soltanto un ornamento, ma un pilastro che regge le vostre frasi e le rende comprensibili, stilose e accattivanti. Usarla male o non usarla affatto può compromettere completamente la vostra creatività. Uno scrittore affermato o emergente che si rispetti sa che la scrittura è fatta di precisione. Quando ci troviamo di fronte a qualcosa di bello, la prima cosa che notiamo è l’equilibrio. Ogni opera artistica ha una struttura armonica, questo riguarda non solo le proporzioni di una scultura o la cromia di un quadro che ci fermiamo ad ammirare. Nella scrittura, sia essa creativa, oppure no, è lo stesso.

Buona scrittura a tutti 💗